la pergamena

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(Fiction)

Anna Battista - I BELIEVE

Vincitore del Premio Internazionale "Città di Tocco Da Casauria"

Le luci cominciano a rimbalzare sul mio Carhartt arancio fluo mentre nelle mie orecchie esplode "Medication" dei Primal Scream. La White Dove che ho ingoiato 40 minuti fa comincia a fare effetto. In pista, se pista si può chiamare una sottospecie di palco in legno arrangiato sulla spiaggia con una pedana per il dj e la sua attrezzatura, qualcuno si sta già sovraeccitando. Una ragazza che assomiglia incredibilmente a Tank Girl fa pogo con l'amica confondendo la precaria rave con una serata punk.
Mi accorgo che la maggior parte dei presenti è sotto l'effetto di qualcosa i loro movimenti sono scoordinati, si agitano come delle baccanti, ma sono felici, sorridono, qualcuno si abbraccia o bacia. La maggior parte delle ragazze è in costume da bagno o con top scollatissimi che bilanciano le cortissime gonne. I ragazzi...già i ragazzi... comincio a guardarli e a fissarne qualcuno come una mantide religiosa fissa la sua prossima vittima.
Tra la folla scorgo Seb, i suoi capelli biondi ossigenati sono inconfondibili. Con lui c'è Lew. amico inseparabile per andare in un qualsiasi locale, o a una rave, ma praticamente inutile per condurre una qualsiasi discussione: è sempre sotto l'effetto di qualcosa dall'ecstasy all'LSD, dalla cocaina alla marijuana.
Li fisso e improvvisamente sento qualcosa dentro di me: ho voglia di andare da Seb e abracciarlo, baciarlo, ma non voglio abbracciare solo lui, anche Lew e poi tutti gli altri. Voglio dire loro che li amo, si tutti.
L'effetto dell'ecstasy comincia a farsi sentire e cominao a ballare anch'io. Sorrido e credo di essere al massimo è come se tutti quelli che mi circondano fossero amici di vecchia data ma non ne conosco nessuno davvero, tranne Seb e Lew, naturalmente.
E' il terzo giorno ormai che passo sotto l'effetto di qualche droga soprattutto ecstasy, da giovedì sera esattamente, a casa di Lynn. Siamo a sabato e non ho chiuso occhio da tre giorni. Mi sono tenuta su con miscele di vodka, ecstasy, speed, etc.. a un momento non ricordo neppure dove me trovo esattamente mi torna in mente "Beautiful Ones" dei Suede, "loved up, Doved up, hung around, stoned in a lonely town" e comincio a credere che l'abbiano scritta per me. Io che ero insospettabile a scuola io che passavo per la classica brava ragazza, io che non avevo mai dato problemi ai miei genitori, ora ero diventata più adatta alla pista della corrotta Hacienda di Manchester che alla vecchia e conservatrice scuola di danza classica che avevo frequentato da piccola. Mi ritrovavo a ballare sfrenatamente, ma non mi accorgevo se i miei piedi nelle mie inseparabili Buffalo Boots stessero friggendo. nè se le mie gambe mi facessero male.
Mi tolgo comunque il Carhartt rimanendo in reggiseno e jeans: sto cominciando a sudare incredibilmente e continuando a ballare mi dirigo verso un tipo che vende bibite. Gli chiedo un integratore vitaminico per recuperare l'acqua e il sodio che ho perso ballando. Conosco tutti i trucchi del mestiere per sopravvivere alla disidratazione da ecstasy.
Mi sento invincibile, anche se mentre bevo sento in fondo allo stomaco un buco: la verità è che nelle ultime 24 ore non ho mangiato niente. Solo alcool, tè, caff&ecute; e droghe chimiche mi galleggiano dentro.
Mentre bevo mi metto una mano in tasca e ricordo di avere qualcosa che ho risparmiato da giovedì sera perché troppo prezioso per una serata in casa.
E' una Microdot, piccolissimo acido, ma potentissimo a quello che il ragazzo che me l'ha venduto mi ha detto.
Lo ingoio e continuo a bere.
Rivedo Seb tra la folla. Balla accanto a Lew che ormai non se lo fila più perché troppo occupato a baciare appassionatamente una bionda in bikini. Ho l'impressione che Lew la stia baciando troppo violentemente e che le staccherà la testa, o la ingoierà forse l'acido comincia già a fare effetto unito a una mia fantasia. Seb mi vede finalmente e mi viene incontro.
Ci sorridiamo reciprocamente come il gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Ho sempre pensato che Seb ha dei denti orribili, troppo sottili e per giunta storti, ma io non sono poi meglio di lui: la maggior parte dei miei denti sono cariati o sostituiti con capsule al titanio. Dentalmente parlando siamo due disastri, forse è questo che ci attrae.
Io e Seb non stiamo insieme: un po' come Thomas Hardy pensiamo che la vicinanza distrugga i rapporti, così ci teniamo sempre lontani, non ci chiamiamo mai, ma finiamo inevitabilmente insieme su divani, letti o su qualsiasi superficie orizzontale troviamo quando ci rivediamo... anche oggi è la solita storia: ci sorridiamo e ci abbracciamo.
Seb mi dice di volermi fare conoscere il dj, un suo amico e ci dirigiamo verso la sua pedana. Passiamo accanto agli amplificatori che mi rimbombano dentro diffondendo nella mia testa i Chemical Brothers a tutto volume. Non passano neppure cinque minuti che siamo già abbracciati a terra, sulla pedana dietro al dj, intrecciati tra i fili del mixer e altra roba simile.
Seb mi morde sulla spalla mentre affondo le mie dita dipinte di blu nella sua schiena nuda.
Il cielo su di me sembra verde ed è attraversato da uno stonno di fenicotteri rosa, l'acido fa effetto.
Per un attimo Seb si rialza per guardarmi. Mi accorgo solo allora che sorridendomi mi mostra un paio di denti affilati come quelli di Dracula. Ai lati della sua bocca scivolano due rivoli di sangue.
Seb un vampiro???
Lo affrontano urlando e tento di rialzarmi, ma ho dei dolori lancinanti allo stomaco, non ci riesco.
Seb mi guarda interrogativo: il dj, quasi strozzato dal cavo della cuffia che ho inavvertitamente tirato allontanado Seb, si gira ed è allora che vedo le sue due teste. Penso che è giusto che abbia due teste dal momento che lavora su due piatti, ma poi torno per un attimo in me, urlo, mi alzo di scatto, scendo dal palco tenendomi lo stomaco e fuggo tra la folla.
Ho paura di quei "freaks" e ho voglia di vomitare.
Corro verso il bagnasciuga, inciampando in una coppia che al buio, si rotola nella sabbia lanciando grida di piacere.
A pochi metri dalla riva cado in ginocchio e vomito. Sento tornare su pastiglie intere, probabilmente mai assorbite dal mio organismo ormai saturo. Contemporaneamente sento un liquido scivolare tra le mie gambe e umidire gli jeans. "Ci mancava solo questa", mi dico, mentre sotto la luna piena mi tengo ancora lo stomaco e soffro ancora terribili crampi.
Vomito ancora per un po', poi mi siedo e ritiro le ginocchia al petto perché comincio a sentire freddo e a tremare. Allo stesso tempo la fronte è imperlata di sudore. "Come cavolo mi sono cacciata in questa situazione?" mi domando dondolandomi sul sedere per calmare il dolore.
Alle mie spalle la musica continua ma non me ne importa più niente, ci potrebbe essere anche Goldie alla consolle, ma mi sento troppo male, piango e voglio Seb per essere consolata.
Mentre penso così vedo arrivare dalla mia sinistra, dove la luna piena illumina la scogliera, una figura. Un tipo magro e dalla folta capigliatura che gli tocca le spalle. lndossa una veste lunga, leggera.
"Ecco", penso, "questo è quello che mi ci voleva per completare la serata, il solito sconosciuto che vaga sulla spiaggia di notte" e contemporanearnente prego che sia un'altra allucinazione.
La figura arriva finalmente dove sono accovacciata.
"Ciao, Grace, non ti ricordi di me?", mi fa.
Al momento vorrei ringraziarlo di avermi ricordato come mi chiamo, di conseguenza scuoto la testa negando.
"Chissà forse", rifletto, "sarà l'amico, dell'amico dell'amico che ho conosciuto tra la folla di Phoenix nel '95, tutto è possibile". Si siede accanto a me.
"Che ti succede, non ti senti bene?", domanda.
Gli spiego cosa mi e successo e quello che ho ingoiato nei giorni passati White Doves, Love Doves, Strawberries, Microdots e chissà cos'altro e con quale nome.
Parlargli mi sembra un modo per esorcizzare i demoni che mi porto dentro.
"Che peccato, eri così promettente una volta, non pensi di avere perso una parte di te inghiottendo quella roba?" Gli vorrei rispondere, ma non ne ho la forza Lui continua e mi ricorda quella che era la mia vita passata e di quando non avevo bisogno di droghe per ballare o divertirmi.
La predica diventa sempre più pesante da sostenere. Non ce la faccio ad ammettere che ho buttato la mia reputazione di brava ragazza, e parte dei miei anni migliori per riempirli di sogni 'chimici', eppure sento che qualcosa in me si sta muovendo, e stavolta non è qualche succo gastrico che vuole tornare sù.
La figura si alza dopo wn po' e mi dice di rifletter su quello che mi ha ricordato, Lui mi sarÍ di aiuto quando vorrò, ma ora deve andare. Gli dico di aspettare. forse continuare a parlare mi farà bene, ho bisogno di sfogarmi. Ma Lui insiste che deve andare ad aiutare altri e una volta in piedi non si dirige verso la scogliera da dove è venuto, ma verso il mare.
"Oh' no", penso, "anche lui è un po' fuori di se, chissà cosa ha intenzione di fare". Gli grido di fermarsi, che li c'è il mare, ma lui continua a camminare.
In ginocchio sulla sabbia lo fisso.
La luna inargenta il mare e mi mostra una figura che cammina sulle acque. La fisso per un po', poi mi giro attirata dalla musica il dj sta suonando il 16B remix di "I believe" dei Gus Gus.
Le parole frammentate della canzone arrivano fino a me "I know Jesus.. He comforts me...on the water we waIk; religiously...on the water we talk seriously". Mi gira la testa all'improvviso, di scatto guardo verso il punto in cui la figura si era allonatanata: non c'è più nessuno.
La luna è calata.
Ancora in ginocchio appoggio le mani sulla sabbia e piango. mentre le ultime note di "I believe" si mescolano a "God moving over the face of waters"di Moby.
Piango e credo.




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